Il mondo perduto

Il mondo perduto è un romanzo fantastico scritto da Arthur Conan Doyle, ed è una delle opere letterarie più rappresentative del romanzo d’avventura del novecento. 

Prendendo ispirazione da quelle che sono state le scoperte legate alla conquista del tepui Roraima, Doyle concepisce un romanzo coinvolgente, ispirandosi al processo evolutivo di questo luogo peculiare, che presenta delle caratteristiche biologiche del tutto uniche al mondo.

Si tratta di una storia rocambolesca, alla scoperta di un luogo magico quanto pericoloso, popolato da creature preistoriche sfuggite all’estinzione.

Conan Doyle dimostra di possedere quel modo elegante e ricercato di scrivere, attento ai dettagli; una di quelle scritture intriganti che fanno di un libro un capolavoro, un classico intramontabile, che porta il lettore ad immergersi completamente nelle descrizioni dei luoghi e dei personaggi, che vengono seguite con grande interesse e senza annoiare mai, nonostante la ricchezza di informazioni e di particolari.

La particolare narrazione dal punto di vista del protagonista, contribuisce a rendere la storia più misteriosa, più avvincente, come se fosse il lettore stesso ad aspettare notizie dalla squadra di spedizione che si è avventurata in questo viaggio fantastico. Ci si perde tra le pagine di un diario molto umano, che lascia trapelare molto della personalità del protagonista e dei suoi ricordi.

Conan Doyle dimostra anche di essere un conoscitore di botanica, non mancando di descrivere minuziosamente la flora e la fauna del luogo. 

Siamo portati a voler esplorare sempre più a fondo, come se quello che stiamo leggendo, fosse davvero il diario di bordo di un esploratore che ha voluto spingersi oltre le foreste proibite del Sud America, come se Doyle avesse davvero scoperto un mondo perduto.

Nonostante quelli che possono essere i difetti legati all’antropocentrismo, e alla presenza di un forte razzismo, ho molto apprezzato questa lettura, e sono rimasta incantata davanti alle meravigliose architetture naturali descritte da Doyle; alberi enormi e paesaggi dipinti dai raggi di un sole che sembra possedere abilità artistiche degne del più virtuoso tra i pittori.

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