I romanzi non sono elettrodomestici

Sono passati decenni da quando leggere un libro era un piacere ed era il momento in cui il lettore diventata spettatore inconsapevole del mondo, attraverso gli occhi dello scrittore. 

Ricordo con tanto piacere i primi anni della fanciullezza in cui ho letto per la prima volta Agatha Christie, Conan Doyle, Il libro Cuore, Delitto e castigo, e molti alti grandi della letteratura mondiale perché in casa mia non mancavano i libri da leggere e lo stimolo a farlo. Si leggeva perché allo scrittore era data (innata o meno) la capacità di mostrare la vita, raccontarla e insegnarla, anche attraverso le parole. Quando a scuola ci consigliavano un romanzo si verteva sempre su scrittori italiani, come Svevo, D’Annunzio, Verga e Pirandello, tra l’altro il mio preferito, poiché per ogni periodo storico che ha caratterizzato il mondo, questi erano la voce di un popolo che non aveva voce. I loro lavori non erano certo di solo “intrattenimento”. Si studiava sulle pagine di Pirandello il disagio dell’uomo nella società che stava cambiando e il suo adattamento ad essa come unica fonte di salvezza, in Verga la miseria delle classi meno abbienti e della discriminanza sociale. Insomma, niente nei loro scritti era solo per distrarci, per farci divertire. Ci sono voluti anni prima che arrivassero letture di intrattenimento e che con esse cambiasse anche il modo di concepire sia la lettura che i romanzi. 

Chi è oggi un romanziere? 

Una domanda scomoda, per molti, facile per alcuni. 

Il mondo cambia, tutto si trasforma alla velocità della luce e noi dobbiamo stare al passo. Ho iniziato la mia carriera, (chiamiamola così per comodità) , di scrittrice ben undici anni fa, pubblicando su una piattaforma editoriale di self assistito, alle cui spalle c’era uno staff che valutava l’opera e ti aiutava a pubblicare, senza nessun contratto. Era il prototipo di quelle che sarebbero state le nuove piattaforme di self che poi hanno preso il sopravvento, Amazon per citare la più famosa. I miei scritti vertevano più su racconti alla ricerca del senso della vita interessando un pubblico meno ampio ma che comunque apprezzava i miei testi, seppure fossi ancora alle prime armi. In seguito a una gavetta non indifferente, fatta di collaborazioni con blog e giornali che mi hanno aiutata a crescere  dal punto di vista contenutivo e espositivo, gavetta gratuita per intenderci o pagata pochissimo, sono arrivata in casa editrice, Lettere Animate, ma non con il mio genere letterario. In principio, proprio perché gli studi classici sono radicati in me e sono sempre stata appassionata di cultura straniera da quella russa a quella giapponese e ho da sempre cercato di dare risposte ai miei tanti dubbi attraverso la mia stessa scrittura, i miei romanzi non seguivano i canoni alla moda di oggi. 

Scrivendo un romance quasi per gioco, anni fa, ho avuto il mio exploit, e ho raggiunto un pubblico più vasto che mi ha regalato tante soddisfazioni. Motivo per cui oggi sono qui a raccontare che un romanzo per me non ha lo stesso valore di un elettrodomestico. 

Un paragone strano? No. 

Con l’arrivo di una multinazionale come Amazon il romanzo è stato declassato alla pura e semplice razionalizzazione delle cosidette stelle di gradimento. Scorrendo proprio il sito è facile imbattersi in capolavori come quelli sopracitati, valutati 1 stella, come un elettrodomestico che non ha funzionato bene, perciò sconsigliato senza ombra di dubbio. Non nego che la cosa mi riempie di amarezza, proprio per la visione che mi è stata insegnata della letteratura e del suo valore intrinseco, al di là del messaggio che un romanzo porta con sé, oltre le aspettative, non può a mio avviso essere valutato con le stelle. Rido ironicamente al solo pensiero, ripensando a cosa ho letto riguardo a una brutta recensione a Dostoevskij e a Tolstoj, mi sento umiliata quando leggo recensioni negative a un mio lavoro perché non si è entrati in empatia col personaggio o peggio ancora, la cosa più brutta mai detta, non era pubblicabile. Ora, se io non fossi in grado di mettere insieme due frasi, nessun editore avrebbe puntato sul mio lavoro, non avrei lavorato con blog e giornali e sicuramente avrei ricevuto molte critiche già anni fa. Amazon ha reso possibile giudicare la scrittura come una mera e povera manifestazione del proprio io, riducendo la scrittura a una esibizione forzata per gareggiare con le recensioni e le classifiche. Dal mio canto, ho detto stop! Basta! 

Non alla scrittura ma al modus operandi in cui viene messa in atto, e soprattutto la sua ragion d’essere. I miei romanzi non devono fare bene il frullato, o stirare a mena dito una tovaglia. Raccontano, descrivono emozioni, situazioni, aneddoti di una realtà che io vedo e che il lettore può vedere attraverso me. Un romanzo può essere di filosofia o d’amore, un fantasy o un horror, ma ciò non toglie ad esso il suo valore, né allo scrittore il suo impegno nel rendere questo mondo forse un posto migliore o di dire la sua a modo suo. Leggendo Agnes Grey di Anne Brontë, ho riflettuto a lungo sul perché non mi piacesse, ma se dovessi recensirlo non direi mai che è brutto, scritto male, non pubblicabile. 

Agnes Grey non rientra in quello che è il mio gusto, non conquista le mie aspettative, ciò non lo priva del suo valore, quello resta ed è universale, poiché fa parte di una letteratura a cui noi oggi dovremmo solo dire “grazie”. Non valuto mai un libro inferiore alle 4 stelle proprio per questo motivo. Mentre scrivo, penso a quei giorni trascorsi su Svevo e Hermann Hesse, e le lezioni del mio professore di italiano che ci faceva capire quanto un libro difficile e anche noioso per certi versi, se hai solo sedici anni e ti obbligano a leggerlo, sia pieno: del mondo, del senso della vita, dell’umanità che oggi si perde per denigrare uno scrittore o una scrittrice alla prima occasione riducendo tutto il suo impegno e il suo lavoro a una manciata di stelle che indicano o meno il suo uso. Il romanzo non ha nessun uso se non quello di rendere meno vana la fatica dell’evoluzione, di aprire la mente alla lettura di qualunque genere, non deve funzionare bene o male e se non piace, basterebbe dire “non mi piace, preferisco altro” . Le offese gratuite bisognerebbe lasciarle in un angolo buio nella nostra testa, perché se ci serve un frullatore o un nuovo telefono di quelli ne inventano uno al giorno, sempre più efficaci oppure fabbricati con ingranaggi difettosi. 

Vorrei poter scrivere una petizione per abolire le recensioni a stella sui romanzi di Amazon, e lungi da me sembrare bigotta, ma le valutazioni a stella lasciamole a ciò che è usa e getta, ai romanzi lasciamo il loro valore, punto.

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