Una Donna – Sibilla Aleramo

“In realtà la donna, fino al presente schiava, era completamente 𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘢𝘵𝘢, e tutte le presuntuose psicologie dei romanzieri e dei moralisti mostravano così bene l’inconsistenza degli elementi che servivano per le loro arbitrarie costruzioni! E l’uomo, l’uomo pure ignorava sé stesso: senza il suo complemento, solo nella vita ad evolvere, a godere, a combattere, avendo stupidamente rinnegato il sorriso spontaneo e cosciente che poteva dargli il senso profondo di tutta la bellezza dell’universo, egli restava debole o feroce, imperfetto sempre. L’uno e l’altra erano, in diversa misura, da compiangere.”𝓢𝓲𝓫𝓲𝓵𝓵𝓪 𝓐𝓵𝓮𝓻𝓪𝓶𝓸, 𝓤𝓷𝓪 𝓭𝓸𝓷𝓷𝓪
Per parlarvi di questo splendido classico della narrativa femminista ho scelto una citazione in grado di mostrare il coinvolgimento maschile, nella questione sopramenzionata, già agli occhi di un donna dei primissimi anni del Novecento. Non come oppositore, ma come alleato e quindi complementare all’obbiettivo ultimo di un’esistenza armoniosa e 𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘢 per entrambi.
Sibilla Aleramo, 𝘯𝘰𝘮 𝘥𝘦 𝘱𝘭𝘶𝘮𝘦 di Marta Felicina Faccio, si ritrovò invece a lottare da sola per il suo diritto alla libertà. “Una donna” fu il suo primo romanzo, interamente autobiografico, il ritratto di una ragazza che ambiva a qualcosa di più di ciò che aveva avuto la madre dalla propria vita e che l’aveva presto fatta ammalare di depressione. Una ragazza che ambiva alla realizzazione personale e che ha finito per pagar cari i propri desideri. Iniziata al sesso con uno stupro nella fabbrica dove, orgogliosamente, affiancava il padre tenendo i conti, è presto costretta dalle convenzioni a sposare il proprio stupratore, che non smetterà mai, negli anni, di picchiarla. L’arrivo di un figlio è per Sibilla, al contempo, motivo di gioia in un’esistenza divenuta insopportabile e ultima prigione. Con la crescita intellettuale arrivano, ben presto ed incoraggiate dalle riviste che iniziano a pubblicarla, le ambizioni letterarie e il crescente interesse per un femminismo che è agli albori. Sibilla sente di poter abbandonare quella casa ed il paese che hanno firmato la sua condanna a morte, di potersi mantenere da sé, di poter raggiungere l’agognata emancipazione. Ma la legge non è dalla sua parte, non lo è mai stata: la scelta, in un mondo che è in grado di percepire la donna solo nei ruoli di moglie e madre, è tra la propria libertà e l’amatissimo figlio. “𝘓𝘢 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦 𝘥𝘪𝘤𝘦𝘷𝘢 𝘤𝘩’𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘷𝘰. 𝘕𝘰𝘯𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘷𝘰 𝘴𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘦𝘳 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘧𝘳𝘢𝘶𝘥𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘧𝘰𝘴𝘴𝘦 𝘮𝘪𝘰, 𝘪 𝘮𝘪𝘦𝘪 𝘣𝘦𝘯𝘪, 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰, 𝘮𝘪𝘰 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰”.
Il fatto che fosse una rilettura non ha reso il contenuto del libro meno straziante, ed il fatto che sia stato scritto più di un secolo fa non lo ha reso, a momenti, meno attuale. Un classico che rimarrà, in eterno, un preferito.
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