Le tre ghinee – Virginia Woolf

 “Era in vista del matrimonio che veniva formata la sua mente. Era in vista del matrimonio che strimpellava al pianoforte ma non aveva il permesso di suonare in un’orchestra; che ritraeva innocenti scene domestiche ad acquarello ma non aveva il permesso di studiare il nudo; che poteva leggere un libro ma non l’altro; che intratteneva, accattivava, affascinava. Era in vista del matrimonio che veniva educato il suo corpo. […] E come avrebbe potuto essere altrimenti? Il matrimonio era l’unica professione che le fosse aperta.”𝓥𝓲𝓻𝓰𝓲𝓷𝓲𝓪 𝓦𝓸𝓸𝓵𝓯, 𝓛𝓮 𝓽𝓻𝓮 𝓰𝓱𝓲𝓷𝓮𝓮

Ormai è ai molti nota la straordinaria abilità della Woolf di metter da parte ogni convenevole e parlare direttamente alla mia anima. Per quanto datati, per quanto alcune tra le lotte cui fa riferimento abbiano ad un certo punto dato i loro frutti, nessuno dei testi più prettamente femministi di quest’autrice può davvero dirsi “superato”.
Ormai è ai molti nota la straordinaria abilità della Woolf di metter da parte ogni convenevole e parlare direttamente alla mia anima. Per quanto datati, per quanto alcune tra le lotte cui fa riferimento abbiano ad un certo punto dato i loro frutti, nessuno dei testi più prettamente femministi di quest’autrice può davvero dirsi “superato”. Nemmeno “Le tre ghinee”, che si presenta al lettore come una lettera di risposta a quella ricevuta in precedenza da un uomo di dubbia identità, indicato come esponente della “classe colta”; lettera nella quale l’uomo domanda alla celebre scrittrice che cosa, a suo avviso, occorrerebbe fare allo scopo di prevenire la guerra.

All’epoca dell’immaginaria corrispondenza siamo nel 1938 e le dittature nazista e fascista hanno già avuto modo di far sfoggio della violenza e del razzismo che più di ogni altra cosa le caratterizza. Di fronte ad un uomo che domanda ad un esponente del gentil sesso che pesci prendere, Virginia non può fare a meno, dapprima, di sfoderare la propria ironia: alle donne è stata tolta educazione ed accesso a cariche rilevanti per anni ed ora è ad una di queste che si domanda la soluzione ad un problema di quel mondo forgiato dagli uomini e per questi ultimi. Ma Virginia è anche gioiosa, perché vede l’enorme potenziale di quel semplice gesto – di quella lettera: vede un uomo dare riconoscimento all’intelletto femminile; vede anche un uomo spaventato da circostanze che minacciano di strappargli via i privilegi e le libertà di cui ha goduto fino a quel momento; 
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